Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014

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Sguardo

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Relazioni e relazioni d'aiuto

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Se c’è un sogno che mi accompagna da sempre, mi viene da dire, è quello di vivere relazioni genuine e, riuscendoci, relazioni d’aiuto.
Il tutto, basandomi sulla valorizzazione di ogni incontro e di ogni persona, chiunque essa sia.
Infatti, sono convinto che sia del sacro in ogni persona e quindi in ogni incontro. Ma di questo vorrei scrivere in altra occasione.
Su questi aspetti, non di poco conto, ho investito la mia vita, seppur non sempre pienamente consapevole delle mie azioni. Di certo consapevole dei miei desideri e del mio bisogno di ricerca.
La mia, è stata una strada impegnativa che si è delineata anno dopo anno, e oggi posso affermare decennio dopo decennio.
In questo tempo, a distanza, posso affermare che trovo un senso quasi compiuto di quanto cercato, studiato, sperimentato e realizzato, e questo mi incoraggia a proseguire, ma con un approccio più speciale.
La strada da percorrere va oggi gustata metro per metro, momento per momento. E, sperandoci e credendoci, penso ci possa essere ancora un bel tragitto da affrontare.
Sul valore e significato della “relazione d’aiuto” rimando ad un articolo precedente, indicato nelle note (1).
Oggi mi preme evidenziare, e non lo si fa mai abbastanza, una lettura diversa della relazione d’aiuto. Una lettura diversa, come per tutte le cose, si fa con uno “sguardo” particolare, più attento, interessato, disponibile ad accogliere, rispettoso, paziente e sgombro da pregiudizi e giudizi.
Mi rifaccio ad un autore che seguo particolarmente (2), il quale dice che si può avvicinare la relazione d’aiuto al “lavoro di un giardiniere molto attento e particolare: egli cura le sue piante con attenzione, dando a ciascuno non secondo una propria misura, ma secondo un sapere che è attento a ciò di cui ciascuna ha bisogno; quello che può essere giusto per una pianta può essere nocivo per un’altra. Il giardiniere però non è sempre presente … è fedele, ma non asfissiante non impedisce, con la propria ombra alla piccola pianta di crescere. Il giardiniere sa anche che, quando la pianta è divenuta albero, ha le sue radici e non ha più bisogno del suo supporto …”.
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![](fiordiloto)
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È un’affermazione che mi piace molto perché da un lato mi libera dal pesante fardello che spesso sento nelle relazioni di dover fare di più, di dover andare oltre; e dall’altro mi piace perché trovo conferma di quello che dovrebbe essere l’approccio genitoriale rispetto ai figli.
Esserci, solo esserci.
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Note:
Immagini: in copertina "carrettino" e intratesto "fiordiloto", foto a cura dell'autore;
Riferimento nel testo: (1) da https://www.aiutoallapersona.it/blog/relazione-d-aiuto; (2) da pag. 9 del libro Lo sguardo che carezza da lontano di Federico Batini (recensione Gloria Capecchi in Educazione&Scuola gennaio 2021)