Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014
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Uno dei punti cardinali che stanno alla base delle relazioni sane e, ovviamente, della comunicazione autentica è dato dall’ascolto vero che io definisco il “buon Ascolto”. Il buon Ascolto è un atteggiamento che fa bene a chi lo pratica e sana chi ne diventa destinatario.
Di norma, si pratica consapevolmente, non vive di spontaneità, anche se, bisogna dirlo, c’è chi è più portato ad ascoltare come c’è chi è più portato a parlare e le due cose quasi sempre non si aiutano.
Dire che oggi la società sia in crisi o che stia vivendo un momento di particolare difficoltà pare scontato. Credo che ci siano sempre stati tempi difficili per crisi economiche, crisi, finanziarie, crisi politiche e sociali, spesso collegate a grandi cambiamenti d’’epoca. Di sicuro, quella che stiamo vivendo in questi anni è una rivoluzione globale che non copia precedenti crisi mondiali e che assomma ai temi ambientali, della povertà e delle migrazioni anche i temi geopolitici e di riarmo, che stanno accendendo nuove guerre anche laddove non si sarebbe immaginato. Esiste una percezione generale in tutte le fasce anagrafiche di incertezza, di insicurezza e di conseguente ansia, angoscia e pessimismo, specialmente nelle fasce giovanili.
Tale contesto non fa che spingere sul bisogno di ascolto a tutti i livelli, non un ascolto generico o manipolatorio, come siamo ormai abituati, ma un ascolto mirato che può generare fiducia e speranza.
Occorre quindi riprendere in mano anche nell’ambito della comunicazione autentica e non ostile, l’approccio all’ascolto attivo e attento, all’ascolto profondo con riferimento sia a sé stessi, sia all’altro, ma anche l’ascolto rivolto a gruppi e comunità.
Tenuto conto che il “buon ascolto” si impara.