Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014
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Se ci pensiamo bene, dalla comunicazione autentica alla comunicazione non ostile, detta anche non violenta, il passo è breve. Spesso, pur manifestando il vero pensiero personale e quindi autentico, ci si dimentica di alcuni principi di base come il rispetto. E lo si può riscontrare nella comunicazione generica a tutti i livelli e in tutti i campi. Non servono esempi per rendersene conto, dal momento che li possiamo verificare tutti i giorni con un crescendo impressionante. È certo che l’esempio che ne deriva è tutt’altro che sano. La comunicazione violenta la possiamo vedere in pubblico, nei consessi politici, in tv, nei passaggi ridondanti tra persone che neanche si conoscono mediante i social, nelle riunioni di condominio, negli ambienti lavorativi e nelle organizzazioni comprese quelle educative, religiose e di volontariato.
Le cause si possono ricondurre non tanto ai contesti ma alla qualità personale dei singoli, al loro percorso educativo e alle esperienze vissute.
Diventa sempre più importante e urgente al contempo, educare al rispetto e quindi al comunicare sano e non soltanto a scuola, ma in tutti gli ambienti umani, partendo pure dal basso.
Ci sono dei principi base che vanno appresi dai singoli nel loro contesto organizzativo:
Tutto ciò ha un obiettivo: connettersi empaticamente con sé stessi e gli altri, superando critica e conflitto per soddisfare bisogni umani universali in modo autentico e collaborativo.