Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014
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Ispirazione
Dopo la parola “motivazione” (parola chiave) ecco “ispirazione”.
Quando ebbi coscienza, gradualmente, della mia motivazione, ovvero dei miei moti intimi all’agire, del mio motivarmi, ero abbastanza giovane. Inizialmente fu molto spesso senso del “dovere”, magari instillato dai miei genitori o dai miei insegnanti, ma fu ben presto chiaro desiderio di crescere e di essere autonomo (fatto di ingredienti come esuberanza a briglie sciolte, orgoglio non ben decifrato, autostima non ben declinata, successo non ben definito).
Le esperienze vissute, tantissime e quasi tutte dettate da un preciso desiderio, mirate apparentemente ad un bene sociale più che personale, in coppia con il costante confronto con “ideali” e “idee” aventi un sapore rivoluzionario (cambiare il mondo), a partire dall’esperienza cristiana e cattolica in cui sono sempre stato inserito, sia negli ambienti educativi e scolastici, sia in ambito sociale e politico, mi hanno portato finalmente a distinguere la mia ispirazione.
Si è trattato – per me - di una bellissima scoperta. È in quella fase che sono consapevolmente passato dalla motivazione all’auto-motivazione.
Innanzitutto, ho capito che esiste una ispirazione di fondo e poi tante altre ispirazioni che sono tra loro legate con un fine fil rouge. Le motivazioni sono spesso sintonizzate, ma cambiano insieme al tempo che passa.
Insomma, la motivazione è importante per la vita, ma cambia, non è sempre la stessa, si trasforma in base al contesto in cui ci troviamo. Invece, la sua struttura portante tende a rimanere ferma almeno rispetto alla qualità dell’ispirazione e al suo svilupparsi.
Come che sia, l’amata Treccani (https://www.treccani.it/vocabolario/ispirazione/), dà almeno tre significati alla parola chiave, con una diversificazione di altre tre sfumature. Ho scelto le seguenti per descrivere il mio vissuto passato e attuale:
… stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera, e il motivo stesso che eccita e feconda la sua fantasia: scrivere, comporre, dipingere nel fervore dell’i.; per cominciare il sonetto, aspetto che mi venga l’i.; chiedere, attingere i. alla natura; trarre i. dai proprî sentimenti; cercare, …;
… ogni impulso o idea felice che sorga nell’animo quasi per suggerimento della divinità: fu un’i. di Dio; ho avuto l’i. dal cielo; questa è veramente una buona i.; fare, dire come per i., con decisione improvvisa, spinti da una forza interiore …
Nell’attualità, come peraltro già successo negli anni, è stupefacente rendersi conto che un’ispirazione del passato aveva consegnato inviti ad una creatività teorica o concreta ben riconosciuta, e che oggi quegli inviti tornano ma orientando diversamente, con nuovi punti di vista, con stimoli dall’animo impensati fino ad un momento prima.
È successo anche oggi. In uno dei miei “posti sicuri” in cui inizio il mio silenzio osservando le due grandi pitture sacre esposte da almeno un secolo.
Sono due riferimenti biblici abbastanza noti, ma che a me hanno sempre concesso (ispirato) qualcosa di bello, buono, positivo, sempre molto concreto.
All’inizio non capivo bene, poi ho cercato di capire, ma il ragionamento non mi convinceva. Alla fine, dopo un bel po’, ascoltandomi meglio ho scoperto molti aspetti di me e delle mie possibilità e ho cominciato a decifrare i messaggi che dai quadri mi pervenivano.
Sono sempre stati messaggi legati alla mia sfera personale, alle mie scelte di vita familiare e alle dimensioni sociali. Sono temi su cui desidero tornare, specificatamente.