Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014
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Ci sono momenti nella vita di chiunque che improvvisamente riescono a metterti seriamente in discussione, a farti sentire piccolo e insignificante, a farti presente quanto siano poco importanti le tue preoccupazioni o le ostentate priorità, a dichiararti impotente se non lo sai, a metterti in condizione di dire o pensare la famosa frase: fermate il mondo voglio scendere!
Talvolta si tratta di un trauma, di una delusione, di un evento tragico, di un incidente, di un fallimento, di un contrasto, di una sofferenza, di un malessere, di una malattia, ma in ogni caso è quasi sempre improvviso e inaspettato.
Il fatto è che nel nostro percorso di vita incontriamo persone e situazioni che non sono sempre accomodanti, favorevoli o agevoli e prima o dopo ci mettono di fronte alla necessità impellente di venir fuori dallo stallo o dalla zona comoda, di prendere posizione e fare scelte non facili, pagare prezzi.
Non puoi più scappare o rinviare e tutto quello che credevi scontato non lo è più improvvisamente.
Sovente, si deve dar corso ad un itinerario di elaborazione, di metabolizzazione, di consapevolezza ritrovata e occorre trovare l’adatta modalità per riuscirci. E non da soli.
Come scrisse Erri De Luca: “Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un'altra persona che avvisa”.
Come che sia, occorre partire dal tuo sentire che ti parla chiaramente, se lo ascolti.
Ecco la testimonianza di Eleonora:
“Chiudo gli occhi per immaginarmi immersa in un vuoto totale, la pressione delle mani accartoccia i miei pensieri, le mie speranze, le mie difese; li vedo allontanarsi e allontanarmi dal mondo esteriore. Frecce impazzite che incalzano dislocandomi dal passato al futuro in un continuo rimuginio per evitare il silenzio del presente. Sono sola con il grido interiore, vorrei riuscire a seppellirlo, assieme alle mie paure, sotto i rumori esterni della normalità. Ma poi mi arrendo, è tutto inutile, il mio silenzio non sarà mai il suo. Quello che fino a oggi è stato il mio porto sicuro, il mio rifugio, il modo per riconnettermi con me stessa, diventerà la mia prigione, il mio peggior nemico. Quel silenzio che per me è e rimarrà sempre una scelta, per mio figlio potrebbe essere un destino senza via d’uscita. Mi sento in balia delle onde del mare che mi trascinano via, sento la forza dell’acqua avvolgere il mio corpo senza nessuna possibilità di restare a galla”.
Sì, è il momento. È il momento di attivarsi. Di vivere una relazione d’aiuto.
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Immagine: dettaglio copertina libro Un senso di te di Eleonora Geria - La Corte ed. 2023
Riferimenti nel testo: Citazione da Montedidio di Erri De Luca e brano da Prologo in Un senso di te (vedi sopra), nonchè da recensione del libro in https://www.gsmsangiorgio.com/la-rubrica-letteraria-numero-13/