Gianni Faccin - AICo Veneto n. 54 del 19/1/2014
Tel. +39 345 6009145
In francese coscienza e consapevolezza hanno un'unica traduzione: conscience. In italiano c'è un'importante distinzione.
Ma partiamo dall'inizio.
Se c’è uno scrittore che porto piacevolmente con me dall’adolescenza è Italo Calvino. Conto di tornare su molti dei suoi testi, che ho letto quasi nella totalità della sua produzione.
Il suo scrivere diverte, stimola e sviluppa la fantasia. Le sue narrazioni valorizzano l’ironia, lo scherzo il gioco nell’uso delle parole, il senso delle abitudini umane e del momento presente, nonché la consapevolezza.
C’è anche molto di autobiografico, come nel caso dei racconti in Palomar, ultimo suo lavoro del 1983, per le edizioni Einaudi, in cui temi che prevalgono sono l'osservazione della realtà, il rapporto tra l'uomo e l'universo e la difficoltà della conoscenza
Mi ha sempre colpito la capacità di questo scrittore nell’offrire alla realtà uno sguardo più che attento, con massima attenzione ai dettagli e il desiderio di trovare le meno attese sfumature in ogni particolare della vita.
Torno allora alla parola consapevolezza perché c’entra appieno. Da parte mia, preso dai miei dubbi, ho trovato in lui un grande aiuto per esempio nel capire il vero senso di divenire consapevoli.
Infatti, non si nasce consapevoli come non si nasce coscienti.
Ci sono aspetti che accomunano le due dimensioni, ma una sfumatura importante le differenzia.
La coscienza si riferisce allo stato di essere svegli e consapevoli dell’ambiente circostante. La consapevolezza va oltre e coinvolge la conoscenza di ciò che accade dentro di noi, compresi i nostri pensieri, emozioni e comportamenti.
Pertanto, dicono i dizionari, consapevolezza è la condizione e la capacità di essere pienamente a conoscenza della realtà, di sé stessi e delle proprie azioni. Non è un semplice sapere teorico, ma una comprensione profonda e interiore che unisce la mente, le emozioni e il comportamento in modo coerente. Gli ingredienti chiave sono: la conoscenza di sé, ovvero saper riconoscere le proprie emozioni, i propri limiti, i pregi e i bisogni interiori; la presenza nel momento, ovvero il vivere il presente con attenzione, senza farsi guidare solo da reazioni automatiche o abitudini; il distinguo rispetto alla semplice informazione, in quanto sapere una cosa a livello teorico non significa esserne consapevoli; per questo, la consapevolezza trasforma il sapere in una guida per le proprie scelte di vita e addirittura per le proprie visioni sia personali che sociali.
Ma veniamo allo scrittore e alle sue narrazioni. Il brano di riferimento, tratto da La strada di San Giovanni (Mondadori) si intitola La poubelle agréée. Tradotto: la pattumiera approvata. Testo di forza descrittivo-riflessiva, in cui l’autore ci regala pagine riconducibili all’esperienza reale, ordinaria e quotidiana riguardante gli anni vissuti a Parigi. In occasione di una conferenza presso il Centre Pompidou, nel 1978, lo presentava in questo modo: “Sono le riflessioni di uno straniero che vive a Parigi e che, mentre porta la spazzatura sul marciapiede, s’interroga sul significato del rito che sta compiendo”.
Ecco il brano: Nel momento in cui svuoto la pattumiera piccola nella grande e trasporto questa sollevandola per i due manici fuori dal nostro ingresso di casa, pur agendo ancora come umile rotella del meccanismo domestico, già m’investo d’un ruolo sociale, mi costituisco primo ingranaggio d’una catena di operazioni decisive per la convivenza collettiva, sancisco la mia dipendenza dalle istituzioni senza le quali morrei sepolto dai miei stessi rifiuti nel mio guscio d’individuo singolo, introverso …”.
Parte qui, dice Fabio Gambaro (giornalista culturale), una lunga riflessione antropologica. In cui, tra ricordi autobiografici e considerazioni generali, l’autore fra l’altro accenna alla piramide sociale e alla stratificazione etnica della capitale francese, dove ormai il lavoratore italiano è diventato padroncino, lo spagnolo operaio qualificato, l’jugoslavo muratore, ma manodopera più grezza è portoghese, e quando si arriva a chi spala terra o spazza le strade è sempre la colonizzata Africa …